Comunali 2025 

Battaglia sul salario minimo negli appalti comunali. Piciocchi smentisce Salis, ma viene smentito dai sindacati. Guerra di post e di cifre

La candidata progressista aveva chiesto di elevare lo stipendio minimo a 9 euro l’ora per i lavoratori degli appalti. Il candidato del centrodestra ha risposto che i salari andrebbero da 14,04 fino a 35,21 euro. I sindacati accusano: le cifre esposte dal Vicesindaco facente funzioni sono quanto Tursi paga alle aziende tra tasse, oneri e guadagni dell’impresa. Altro conto è quanto arriva sulla busta paga dei lavoratori. Ed è di questo che la candidata del centrosinistra aveva parlato

«Genova è una città che sta terziarizzando tutto il tema del lavoro – aveva detto ieri Silvia Salis, candidata sindaca progressista -. Questo ci deve imporre una riflessione perché poi vittime del lavoro povero sono le donne, i giovani e gli immigrati. Per cui dobbiamo anche concentrarci su quella che è un’emergenza sociale. Il Comune può fare molto, le politiche comunali, possono fare molto. Nel mio programma ho già espresso e mi sono già espressa ad esempio per quanto riguarda gli appalti comunali e il tema di garantire un certo livello del lavoro, come garantire i 9 euro l’ora. Io penso che tutto quello che si fa possa dare la dimensione di un’attenzione all’individuo e al cittadino e credo che la lotta al lavoro povero sia la grandissima emergenza di questa città». L’occasione era stata la presentazione del libro “Lavoro povero a Genova”, con vari esperti in un volume curato da Luca Borzani.

«La candidata della sinistra ha proposto l’introduzione del salario minimo di 9 euro l’ora per i lavoratori dei servizi in appalto del Comune di Genova – ha risposto in una nota il vicesindaco facente funzione Pietro Piciocchi, candidato sindaco del centrodestra -. Un’uscita del genere, ancora una volta, è pura propaganda e manifesta una totale mancanza di conoscenza della materia e impreparazione: ricordo che in base al codice degli appalti le retribuzioni – vincolanti per le stazioni appaltanti – sono quelle stabilite dalla contrattazione collettiva. Il Comune non ha alcuna possibilità legale di imporre salari diversi e, d’altra parte, non ve ne sarebbe neppure alcun bisogno: nel nostro Comune la retribuzione oraria in base ai livelli oscilla da un minimo di 14,04 euro a 22,60 per i servizi di vigilanza; da 17,39 a 24,48 per i servizi di pulizia: da 17 a 35,21 per i servizi sociali; da 18,49 a 28,78 per i sevizi di ristorazione; da 25,72 a 32,61 per i servizi in edilizia: da 20,80 a 27,54 per i servizi in impiantistica; da 15,68 a 24,82 per i servizi di facchinaggio. Ammesso e non concesso che per gli appalti comunali fosse possibile adottare la misura del salario minimo di 9 euro l’ora, ciò equivarrebbe ad una riduzione delle tutele dei lavoratori. Io credo che chi si candida a un compito delicato e difficile come il governo di una grande Città dovrebbe evitare proposte di pura propaganda ed ideologia che sono superate dalla realtà dei fatti che bisognerebbe conoscere. Non si può mancare di rispetto in questo modo alle tante aziende serie del nostro territorio, in buona parte appartenenti al mondo delle cooperative sociali, che occupano con piena dignità lavoratori per i servizi comunali. Non si può mancare di rispetto in questo modo ai tanti dipendenti comunali che ogni giorno si adoperano per la verifica delle tutele dei lavoratori negli appalti pubblici. Adombrare solo per un attimo che il Comune sfrutti i lavoratori degli appalti con salari indegni è un’illazione veramente grave e offensiva che non posso accettare. Mi piacerebbe piuttosto sapere cosa pensano Italia Viva e Azione della proposta del salario minimo comunale nei termini proposti dalla candidata. C’è solo un modo per rinforzare il lavoro: rifiutare la logica dell’assistenzialismo e aiutare la crescita delle nostre aziende con le possibilità che derivano dalle infrastrutture, dall’accesso al credito, dalle molteplici forme di sostengo pubblico all’imprenditoria, da misure fiscali sostenibili, dall’internazionalizzazione della Città. Con una chiara visione che favorisca lo sviluppo dell’industria senza subire i ricatti dei comitati del no. Con un grande lavoro sul mondo della formazione che possa offrire ai giovani qualificate opportunità di crescita e di lavoro».

Nella polemica si inserisce anche l’assessore al personale, la leghista Marta Brusoni, che ai numeri (scrive che si va da un minimo di 14,04 euro a 35,21 euro l’ora) aggiunge l’uso scomposto di un linguaggio da bar definendo, nero su bianco, “belinate” le affermazioni della Salis.

Dopo l’uscita del post di Piciocchi piovono sui social i commenti di rappresentati sindacali e degli stessi lavoratori che giurano di non guadagnare le cifre esposte dal vicesindaco facente funzione. Alcuni ci hanno contattato dicendosi indignati. Tutta la questione sta nel fatto che le cifre sciorinate da Piciocchi sono, sì, reali, ma corrispondono a quanto il Comune paga le ore di lavoro alle aziende che si aggiudicano gli appalti, non quelle guadagnate dai lavoratori. Insomma, non sono i soldi che i lavoratori si mettono in tasca e con i quali pagano l’affitto, la spesa, le utenze,

«Pesante caduta di stile da parte del facente funzioni sindaco di Genova Pietro Piciocchi sul tema delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori degli appalti del Comune che applicano il contratto della cooperazione sociale – commenta la Funzione pubblica Cgil -. Secondo il sindaco facente funzioni un dipendente in appalto della ristorazione scolastica, di un servizio di pulizia e dei servizi sociali guadagna dai 17 ai 35 euro l’ora. Il contratto della cooperazione sociale prevede al livello apicale (ad esempio un coordinatore) 10,93 euro l’ora lordi, passando per il cuoco 9,18 euro, per finire all’operatore delle pulizie a 8,08 euro. Anziché preoccuparsi di fare funzionare i servizi per i cittadini, anche attraverso il rispetto e la tutela di chi, come gli operatori li rendono fruibili e questo nonostante i tagli del Comune, il sindaco facente funzioni pubblica dati in libertà presi dal libro dei sogni. Ne sanno qualcosa le lavoratrici e i lavoratori del settore che, oltre ad avere bassi stipendi, sono spesso costretti a subire contratti part time».

Rincarano la dose Camera del Lavoro, Fillea Cgil e Filcams Cgil: «Oggi il vicesindaco facente funzioni Pietro Piciocchi ha pubblicato sui social una tabella relativa ai salari dei dipendenti delle aziende che operano in appalto per il Comune: edili, cuochi, personale dedicato ai servizi ecc. Le cifre riportate non trovano riscontro nella realtà: secondo Piciocchi un edile in appalto al Comune percepisce uno stipendio di oltre 4 mila euro al mese, magari fosse così. La realtà è ben diversa, basti pensare che una lavoratrice degli appalti delle pulizie percepisce oggi 7,50 euro lordi di paga oraria e quindi ben lontano da quanto indicato da Piciocchi. Affrontare con serietà la questione retributiva non contempla semplificazioni che producono il solo risultato di esacerbare gli animi di chi ogni giorno contribuisce al buon funzionamento della macchina pubblica, nonostante le risorse per servizi e lavoro siano sempre più esigue. Sarebbe un bell’esempio garantire un salario minimo adeguato che, nel rispetto dei contratti nazionali di lavoro, contrasti gli effetti dell’inflazione che negli ultimi anni ha inciso sulle retribuzioni di lavoratrici e lavoratori».

Ci sono poi le critiche politiche degli avversari.

«Secondo il facente funzioni Piciocchi, chi lavora negli appalti comunali per la ristorazione, la pulizia o i servizi sociali guadagnerebbe fino a 35 euro l’ora – accusa Simone D’Angelo consigliere regionale e segretario metropolitano Pd di Genova -. Ma chi conosce davvero questi settori sa che non è così. I dati reali negli appalti del Comune che applicano il contratto della cooperazione sociale (come emerge dai dati della Cgil) parlano di 10,93 euro lordi per un coordinatore, 9,18 per un cuoco, 8,08 per un operatore delle pulizie. Molti di loro hanno contratti part-time, stipendi bassi, tutele limitate. Piciocchi non solo mente sui salari, ma continua a ripetere che il Comune non ha possibilità legale di intervenire: una scusa comoda per non assumersi responsabilità. È l’ennesima falsità di una destra che fa campagna elettorale sulla pelle dei cittadini e manca di rispetto ai lavoratori. Gli unici a non conoscere – o a ignorare – le condizioni salariali dei propri dipendenti sono proprio il Comune di Genova e il suo sindaco facente funzione, che accusa gli altri ma dovrebbe puntare il dito contro sé stesso. Questa non è solo una distorsione della realtà. È un modo di pensare la città che racconta molto. È la distanza tra chi governa con i numeri scritti in un ufficio e chi invece quei servizi li fa funzionare ogni giorno. Noi crediamo che il Comune debba essere il primo a garantire condizioni di lavoro dignitose. Per questo, con Silvia Salis Sindaca, vogliamo introdurre una Carta del Lavoro Comunale, con salario minimo a 9 euro l’ora per tutti gli appalti, parità di genere e diritti certi per tutte e tutti. A Genova il lavoro povero è un’emergenza. E servono risposte oneste, non propaganda.

A sinistra la tabella pubblicata da Piciocchi sui social, a destra quella postata da d’Angelo. Ad esempio, la cifra massima illustrata dalla tabella di Piciocchi (che riporta quanto paga il Comune alle aziende) per quanto riguarda i servizi di pulizia risulta il triplo di quella nella bacheca di D’Angelo, che riporta quanto effettivamente percepito dai lavoratori


«Piciocchi sbaglia clamorosamente i conti: ennesima caduta di stile della sua propaganda – commenta Gianni Pastorino, consigliere regionale (Lista Orlando) e rappresentante di Linea Condivisa -. Forse, più che di un vicesindaco, hanno bisogno di un assessore al bilancio. La macchina propagandistica di Pietro Piciocchi si spinge oltre ogni limite, diffondendo dati irreali sui salari degli appalti comunali. Un’operazione che non solo mistifica la realtà ma offende lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono servizi essenziali alla città con stipendi ben lontani da quelli propagandati dal vicesindaco facente funzione».

«Secondo Piciocchi chi lavora negli appalti della ristorazione scolastica, nei servizi di pulizia e nei servizi sociali guadagnerebbe dai 17 ai 35 euro l’ora – scrive in una nota l’esponente di Linea Condivisa -. Un dato che non sta né in cielo né in terra. Prendiamo solo uno dei tanti esempi fatti dal vicesindaco: i 28,78 euro orari indicati per i servizi di ristorazione. Moltiplicandoli per una giornata lavorativa di 8 ore si arriverebbe a oltre 200 euro al giorno, ovvero più di 4.500 euro al mese. Lo stesso ragionamento vale per altre categorie: secondo i numeri di Piciocchi un operatore delle pulizie dovrebbe arrivare a 4.000 euro al mese, un addetto al facchinaggio a cifre simili. Sfido il vicesindaco a trovare un lavoratore o una lavoratrice di questi settori che percepisca uno stipendio del genere».

«La realtà è ben diversa: come denunciato dalla CGIL, il contratto della cooperazione sociale prevede salari lordi orari che vanno dai 10,93 euro per un coordinatore, ai 9,18 euro per un cuoco, fino agli 8,08 euro per un operatore delle pulizie – prosegue Pastorino -. Numeri ben lontani da quelli sbandierati da Piciocchi che forse dovrebbe ripassare matematica prima di cimentarsi in simili operazioni di mistificazione. Anziché diffondere dati falsi, il vicesindaco dovrebbe preoccuparsi di garantire condizioni di lavoro dignitose, combattere il lavoro povero e assicurare il rispetto delle retribuzioni e dei diritti di chi, ogni giorno, con fatica, manda avanti i servizi della nostra città».

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